Ti riconosci nell’archetipo della dea che da figlia, Kore, diventa regina, Persefone?

Nella mitologia greca, la dea Persefone (Proserpina per i Romani), figlia di Demetra e Zeus, veniva onorata sia come fanciulla, dal nome Kore, sia come regina degli inferi. Kore era una giovinetta che, mentre raccoglieva fiori, venne rapita da Ade che la portò con sé negli inferi, costringendola ad essere sua sposa. Demetra, sua madre, dea dell’agricoltura e dei raccolti, iniziò la ricerca disperata della figlia. Furibonda e consumata dal dolore, smise di fare crescere le messi, facendo arrivare un inverno molto rigido, finché convinse Zeus a farla liberare. Prima di lasciarla andare, però, Ade le fece mangiare dei semi di melograno, legandola a lui per sempre. E così a Persefone venne concesso di tornare alla luce sulla terra e ricongiungersi alla madre solo per una parte dell’anno, mentre per il restante tempo avrebbe dovuto vivere giù negli inferi, nelle vesti di regina e guida per chi arrivava.

Da quel momento si ripete l’eterna alternanza tra le stagioni. Dalla primavera, quando Persefone sale sulla terra e raggiunge la madre, fino all’autunno e all’inverno, quando Kore ridiscende nelle tenebre e torna ad essere la compagna di Ade.

Il mito della dea Kore-Persefone ci presenta un archetipo, cioè la raffigurazione di un modo di essere, insito e generalmente presente in tutte noi donne (vedi il messaggio sugli archetipi), anche se con sfumature diverse in base alla personalità e ai momenti della vita, e magari non sempre riconosciuto in noi stesse. Il legame con la propria madre porta la dea a ripetere una ciclicità che la vede fanciulla per una parte dell’anno (primavera) e donna matura, regina degli inferi, per l’altra parte, quando è lontana da lei.

Simbolicamente, la storia narra anche del periodo della giovinezza, della luce, che possiamo identificare anche con la realtà più egoica del mondo oggettivo (alla luce vedo ciò che è materiale), cui segue un periodo di maturità, nel quale la dea Persefone incontra la realtà inconscia della psiche (ciò che sta in ombra, come accade con gli aspetti più profondi dell’essere).

Questa simbologia ci riconduce al parallelismo con il nostro modo di essere e il comportamento, influenzati anche dalla nostra età: generalmente, da giovani sentiamo una maggiore attrazione per il bello, soprattutto da un punto di vista estetico. Le esperienze che arrivano durante la vita portano la graziosa e spumeggiante Kore a maturare; sono infatti proprio le vicende negative, simboleggiate dal suo rapimento da parte di Ade, a farla diventare padrona degli inferi, consentendole di raggiungere le competenze per guidare anche coloro che, morti, vi arrivano. I momenti bui vissuti durante la nostra vita, con sofferenza, dolore, paura, rabbia, sono fasi che ci portano ad evolvere e trasformarci, fino a diventarne padrone, nell’età più matura, se non addirittura accompagnatrici di altre persone che stanno attraversando quegli stessi momenti che noi abbiamo già conosciuto.

Un aspetto che desideriamo evidenziare è che, per diventare Persefone, ci è sostanzialmente necessario essere state prima Kore e aver proceduto con il riconoscimento, l’accoglienza e la cura della nostra parte fanciulla e figlia, e della nostra madre, la quale fu inizio di vita, di luce e nutrimento. Possiamo dire che riconoscere l’essenza della figlia, della donna e della madre non è, in effetti, scontato, per via del tessuto culturale nel quale siamo immerse e delle esperienze vissute durante la nostra vita. Antiche ferite che hanno provocato un distacco con la nostra parte più bisognosa, l’antagonismo a volte maturato con nostra madre, possono bloccarci in una sorta di sospensione che ci tiene invischiate in meccanismi poco chiari, nei quali vi è un disordine relazionale che incide sul nostro benessere.

Avanzare un primo passo alla ricerca dell’archetipo Kore-Persefone può essere quindi di arricchimento, di stimolo a lasciare andare retaggi diventati ormai zavorre , per procedere verso il riconoscimento della possibilità di mutare in una modalità più consona al nostro attuale modo di essere, come quando il bruco diventa farfalla.

 

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