Senti, prega, amati

 

Si avvicina il Natale. Lo aspettiamo “strani” quest’anno, accorgendoci che, se da una parte le luci e gli addobbi possono essere gli stessi degli altri anni, è l’umanità, la frettolosa, brulicante umanità pre-natalizia che è stata gettata in una realtà “diversa”: diversi lo spirito, la modalità, lo stato d’animo… Possiamo osservare questo fenomeno con un senso di tristezza, o forse di rabbia, oppure di sollievo, e mentre lo facciamo, possiamo accorgerci che abbiamo anche la possibilità di orientare la nostra attenzione verso un’altra dimensione. Si tratta di una dimensione antichissima che però, soprattutto negli ultimi decenni, è stata portata in secondo piano, o addirittura sommersa, da elementi chiassosi, da frenesia e pensieri, acquisti, programmi e prenotazioni, per alcuni anche da un senso di velata nostalgia verso altri tempi, altri luoghi.

Stiamo parlando della dimensione della preghiera. In qualsiasi parte del mondo, le persone pregano, in modi diversi, da tempi immemori, a prescindere dal fatto di praticare una religione o meno. Senza entrare nel merito della preghiera cristiana, come la conosce la maggior parte di noi, la preghiera, intesa come forma di raccoglimento, di ripiegamento in noi stessi in comunicazione con i nostri desideri più profondi e con la nostra gratitudine per tutto ciò che c’è di buono e bello, ci permette una sospensione dal mondo materiale, connettendoci a qualcosa di metafisico, di assoluto. Anche la meditazione, meno riconosciuta nella nostra società, è una forma di preghiera, in quanto favorisce una connessione profonda con se stessi e con ciò che è. La preghiera intesa in tal senso è la via per dire grazie, per mettere in atto quel movimento vibrazionale che fa vivere con pienezza ciò che è.

“La preghiera può non cambiare le cose per voi, ma sicuramente cambia voi nel modo di affrontare le cose” ha detto il reverendo Samuel Shoemaker, predicatore cristiano del XX secolo. Perché nel momento di sospensione del giudizio e di benedizione che richiede il pregare, compiamo il gesto di astrarci dal mondo e aprirci alle sue infinite possibilità.

Sono ormai diverse le pubblicazioni e i testi che dimostrano che quando più persone si raccolgono nella preghiera, nella meditazione, gli effetti sono percepiti al di là di quel singolo gruppo. Una delle ricerche più famose è stata fatta durante la guerra tra Israele e Libano nei primi anni ‘80 (Orme-Johnson et al. 1988): alcuni ricercatori hanno insegnato a un gruppo di persone a “sentire” la pace dentro di sé, nel proprio corpo, anziché pensarla solo a livello mentale, chiedendo che arrivasse. Lo studio ha dimostrato che durante il tempo in cui i partecipanti evocavano interiormente una sensazione di pace, l’intensità dei conflitti e le morti in guerra calavano, il numero dei crimini si riduceva e così anche il numero di incidenti d’auto. Più sono state le persone che lo hanno attuato, più velocemente si è realizzato l’effetto.

A conferma di credenze antiche che hanno sempre condotto popolazioni intere a pregare per la salute e la vita di propri cari, alcuni studi svolti in ambito medico hanno suggerito che la preghiera sembra poter migliorare gli esiti clinici, come diminuire la durata della degenza ospedaliera, aumentare le funzioni del sistema immunitario, alleviare i sintomi dell’artrite reumatoide, ridurre l’ansia, incrementare la percentuale di successo della fertilizzazione in vitro (Coruh B et al. 2005), e anche migliorare la prognosi nei pazienti con malattia cardiaca (Byrd, 1988; Harris et al, 1999).

Questo Natale facciamoci il regalo di dedicarci, ogni giorno, qualche minuto alla preghiera, alla meditazione, a un raccoglimento, come ci sentiamo più a nostro agio, creando in noi stessi la pace, la salute, l’amore e il rispetto che desideriamo vedere nel mondo, provando gratitudine, verso Dio, verso l’Universo, verso il Tutto, verso noi stessi, per la pace, la salute, l’amore e il rispetto che già c’è e che possiamo sperimentare, in modo da vivere queste ricchezze come già presenti nella realtà.

E se è vero, come diceva il filosofo Soren Kierkegaard, che la “preghiera non cambia Dio, bensì cambia chi prega”, ci facciamo di sicuro un bel dono, e poi chissà…

Con questo pensiero, ti auguriamo un sereno Natale e inizio di Anno Nuovo.

Bibliografia

Byrd RC. Positive therapeutic effects of intercessory prayer in a coronary care unit population. Southern Medical Journal, 1988

Coruh B. Does religious activity improve health outcomes? A critical review of the recent literature. Explore (NY) 2005

Harris WS et al. A randomized, controlled trial of the effects of remote, intercessory prayer on outcomes in patients admitted to the coronary care unit. Archives of Internal Medicine, 1999

Orme-Johnson DW, et al. International Peace Project in the Middle East: The Effects of the Maharishi Technology of the Unified Field. Journal of Conflict Resolution 1988

 Per approfondimenti

Braden G. La scienza perduta della preghiera. Macro edizioni

www.peacefulcities.org/about/research/

 

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