Il magico potere della calma

“Era un pomeriggio autunnale. Avrei iniziato a lavorare alle sei, per cui andai prima a fare il mio pisolino pomeridiano. Ci fu un temporale fortissimo. Quando alle quattro e mezzo circa, terminata la pennica, misi il piede per terra e mi si bagnò, notai che proveniva acqua dalla porta-finestra che dà nel pozzo di luce piccolo, una specie di lucernaio (ne ho due). Aprii la tapparella e vidi il livello dell’acqua alto come in un bicchiere nel quale ne metti un po’ da bere. Senza pensarci aprii la finestra…. definendo la sorte della mia serata. L’acqua cominciò ad entrare come se si fosse spaccato un acquario di pesci esotici ed io, con una lucidità della quale ancora non mi capacito, fui più veloce dell’acqua che avanzava e presi a correrle davanti per staccare dalle prese tutte le spine della corrente (non avevo il salvavita in casa): quella del ferro da stiro usato qualche ora prima, frigorifero, TV, lampade… Come ho fatto non so…devo averla consumata tutta, quella lucidità, perché non la ebbi quando andai verso il secondo pozzo di luce, più grande del primo e in quel momento pieno come una tazza con dentro del tè non ancora bevuto. E fu così che aprendo la porta finestra l’allagamento fu completo in tutte le stanze: soggiorno, le due camere da letto, la cucina, i bagni ed il lungo corridoio. Ero sbigottita, giravo per casa con i piedi immersi nell’acqua fin sopra le caviglie, non sapevo che fare. A quel punto, nel bel mezzo del caos, realizzai che ormai l’acqua aveva fatto il suo corso: i mobili erano zuppi, indietro non potevo tornare… beh, non potendo fare nulla, compresi che avevo bisogno di creare un po’ di calma, e dunque feci una pausa ristoratrice: presi la caffettiera e dopo averla preparata la misi sul fuoco, preparai la tazzina sul piattino, il cucchiaino, lo zucchero, fumai una sigaretta ed una volta pronto bevvi il caffè, passeggiando per le stanze e godendo dello sciaff sciaff dei piedi immersi nell’acqua. Finita la pausa, ormai era quasi sera, quando avrei dovuto essere al lavoro: telefonai per avvertire -non posso venire oggi, ho la casa allagata, ciao-. Aprii la porta di casa, che è al pian terreno, e con una scopa iniziai a spingere sulla strada decine di litri di acqua, quando vidi la fonte del danno: il mio dirimpettaio, con gli occhi sgranati dallo sbigottimento per il fiume d’acqua che usciva da casa mia, si accingeva a rompere un’occlusione allo sbocco del tubo di scarico dell’acqua piovana… Quella sera mio figlio rientrò tardi dal lavoro: erano già le dieci e mezza e, trovandomi ancora in ballo con straccio e rastrello, si mise ad aiutarmi. E così, verso le undici terminammo di asciugare i pavimenti e di portare fuori i mobili gonfi, ormai inutilizzabili e destinati alla discarica. E’ accaduto circa 20 anni fa, ma lo ricordo ancora bene, soprattutto il godere del momento in cui mi presi la pausa caffè con i piedi immersi. 

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6 commenti su “Il magico potere della calma”

  1. La scrittura di questo intenso ricordo mi piace molto , per me assomiglia a quella di un bellissimo e piacevole romanzo di cui assaporo ogni riga e che arrivata alla fine mi dispiace che le righe da leggere siano finite … Intensa la consapevolezza di assaporare con calma il caffè e la sigaretta per poi darsi da fare dopo sapendo che qualcosa andava perso e che ci sarebbe voluto tempo …
    Grazie per il tuo ricordo

    1. Cara Rosa, come nei romanzi, in questo piccolo racconto abbiamo cercato di trasmettere le stesse sensazioni condivise quando lo abbiamo ascoltato a nostra volta, cioè il sapore della creatività anche in una situazione spiacevole.
      La creatività consiste nella capacità di creare qualcosa da niente: in questo caso lo spazio di respiro e calma dove esso ancora non esisteva.

      1. È molto bello leggere i vostri racconti , mi porta ad uno spazio -tempo tutto mio piacevole e pensante dove leggo una storia , i suoi commenti , le vostre risposte sono delle “ coccole “ per la mente e per l’anima , sono delle braccia aperte che accolgono …
        Grazie per avermi “ iscritta “

  2. Quando ho riascoltato la storia di Paola, che poi è la mia mamma, al di là della fastidiosa annacquata avventura, mi ha fatto sorridere il suo spirito di sopravvivenza molto zen. L’ho immaginata subito nella mia testa come una sorta di fumetto, che poi è stato prontamente disegnato (non si poteva non farlo), conoscendo anche la sua natura quieta e poco affine ad atteggiamenti buffi l’ho proprio visualizzata dentro una scena di contrasto tra il suo interiore e il mondo esterno che con scherno la sfidava, ma che lei con abile mossa da ninja ha predominato su tutto, anche sul panico che ne poteva derivare. Gli oggetti galleggianti nell’acqua incombente hanno tutti un significato intrinseco loro. Ma lei…lei, lo assicuro, ha proprio quell’espressione lì. Che dire? Buon caffè a tutti!!!

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