Se non puoi allungare il tempo… arricchiscilo 

In questo spazio voglio condividere un piccolo piacevole rituale diventatomi ormai caro: al mattino, mi preparo il caffè con la moka. Ho una pratica macchinetta, che funziona pure egregiamente… razionalmente posso dirti che non mi serve la moka.  

E invece sì, che mi serve, e ti racconto il perché. 

Il tempo di preparare il caffè con la macchinetta o con la moka è lo stesso o può differire di qualche decina di secondi (noto che questa precisazione è un sintomo della sindrome del pendolare, che avverto da quando gli orari dei treni scandiscono i miei giorni lavorativi in ufficio). Andiamo avanti…Quando preparo il caffè con la macchinetta compio una serie di azioni che mi portano infine al prodotto desiderato: perfetto, rapido, efficiente. 

La moka… la moka la devo smontare e rimontare carica, lasciando che le mani compiano gesti che conosco da sempre, da quando da bambina mi sentivo importante perché mia mamma, davanti alle amiche che venivano a trovarla, mi diceva: “Il caffè preparalo tu, che ti viene bene” e io mi gonfiavo di orgoglio.  

Le mani, sempre loro, vanno leste al gas e mentre il caffè si prepara, finisco di preparare il resto della colazione. Ma nel frattempo attendo, attenta, quei pochi minuti fino a sentire il noto gorgoglio che mi fa capire che il caffè è pronto. E poco prima, però, si spande, tutto intorno, quel profumo di caffè che mi dice che è mattina, che è casa, e tra poco sarà colazione. E quel tempo sospeso di operosa attesa, profumato, quel piccolo avvio che ho dato per qualcosa che andrà da solo per un po’, finché non sarà pronto, che simboleggia il processo vitale del fare, del creare, invece che la visione ferma dell’avere e basta, quel pregustare la buona colazione perché il caffè è buono, anticipato da odori e borbottii… ecco, in quel tempo sospeso allargo i sensi, e con loro allargo quel tempo, sempre corto ma più ricco nell’essere più mio. 

Livia 

Prima di chiudere questa lettura fermati per un attimo e pensa ad un gesto che puoi scegliere come piccolo rito che magari svolgi già in automatico, ma che adesso decidi di svolgere con presenza, osservando, ascoltando, cogliendone i dettagli: la tua capacità di svolgerlo, gli odori, l’eventuale sapore, i suoni, le sfumature dei colori, la luce. Prova a sentire la differenza nel valore di questa attività, mentre la svolgi, tra quando la fai senza pensarci, perché devi, e quando la fai con il tuo pensiero attento, perché è parte della tua vita giornaliera. 

 

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8 commenti su “Se non puoi allungare il tempo… arricchiscilo ”

  1. Ho sempre pensato che il rituale della moka fosse una cosa solo mia, invece scopro con piacere che non è così. Adesso le macchinette del caffè hanno soppiantato la zie moka, io personalmente preferisco il caffè della macchinetta, con quella sua cremina e grazie alla macchinetta ho imparato a bere il caffè amaro, che non è per niente male.
    Però l’aromaterapia che offre la preparazione della moka non può sostituirla nessuno, quello…quello è proprio profumo di Casa. Profumo di momento di pausa. Profumo dell’amica che ti viene a trovare. Profumo del mattino quando hai ancora gli occhi stropicciati. La zia moka in ogni caso vince su tutto.

    1. Anche per noi Stefania c’è stato il tempo della macchinetta. Veloce, pratica, produttrice di caffè in stile bar. Poi però, vuoi per forza (la macchinetta si è rotta), vuoi per scelta, siamo ritornate alla vecchia moka. E così abbiamo barattato la rapidità con la ‘lentezza’, riscoprendo il rito di preparazione del caffè e il suo aroma che, come dici anche tu, riempie la casa e il cuore.

  2. Il gesto mattutino che scelgo di fare con presenza è il lavare il mio viso con amore verso me stessa , con dolcezza e con comprensione verso il rossore delle mie guance che raccontano una parte di me …
    Rosa

    1. Nella descrizione del tuo gesto, Rosa, ci sono poesia e amore: nel detergere il viso ti ricordi di te e accarezzi la tua preziosa unicità, sottrai attimi allo scorrere acritico del tempo e li avvolgi di bellezza.

  3. È ormai molto difficile dedicare del tempo attento e profondo all’azione quotidiana di qualcosa. I tempi corrono, la vita va veloce e bisogna stare al passo. Penso che sia fondamentale, anzi vitale dedicare del tempo nostro ad un’azione che è diventata meccanica perchè può nutrire e anche molto. Riporre l’attenzione su un’azione e non far si che quella diventi pura abitudine, arricchisce l’anima e quindi la nostra vita è spesso potrebbe aiutarci a ritornare con i piedi a terra e a dare valore alle cose importanti.0

    1. Hai ragione Camilla: corriamo a più non posso, ma in effetti ci stiamo rendendo conto dell’insostenibilità di questo andazzo. Per questo ripartiamo dalla caffettiera nella quale vediamo un simbolo del rito del raccoglimento e della lentezza. Grazie per il tuo commento. Un abbraccio

  4. È una cosa che devo imparare: dedicare del tempo a me… Sempre di corsa, ma sopratutto sempre con il pensiero a quello che devo fare dopo a quel momento…. e così come da questo pensiero che ho letto in effetti il tempo corre e non si arricchisce…da oggi cercherò di prestare attenzione al tempo della doccia, dell’acqua sul mio corpo, del rumore della stessa….

    1. Cara Paola, ti siamo grate della tua testimonianza.
      Renderci conto della nostra assenza a noi stesse mentre siamo presenti per tutto il resto è il primo ma decisivo passo per ritornare ad abbracciarci. Per questo il tuo messaggio, dal quale risalta questa tua consapevolezza, ha un valore speciale, quello di una promessa amorevole nei tuoi confronti. Non è facile essere presenti adesso e qui, impossibile esserlo tutta la giornata, ma l’idea di regalarti te stessa durante la doccia è preziosa e avvolgente, proprio come l’acqua che scende e ti abbraccia. Facci sapere come va. Un sorriso.

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