Per incontrare l’arcobaleno, come per trovare una soluzione, alza lo sguardo

Camminavo in riva al lago d’Orta, un favoloso specchio d’acqua nel nord del Piemonte, con un’amica. Eravamo intente a parlare di qualcosa di impegnativo, che assorbiva la nostra attenzione. I nostri passi proseguivano da soli, mentre gesticolavamo, ragionavamo, elaboravamo. A un certo punto uno dei nostri ragazzi che ci precedevano nella passeggiata, ha indicato il cielo. Guardate, dicevano i suoi gesti, guardate su, arrivò la sua voce. E noi abbiamo alzato lo sguardo, aspettandoci di vedere qualche cigno che si alzava in volo, qualche anatra, qualche aliante, chessò… Invece era un arcobaleno. No, non un arcobaleno con l’arco, nobile e maestoso. Un piccolo arcobaleno, appollaiato su una nuvola, come lo vedete in foto. Un velo colorato, diciamo, umile e giocoso, totalmente inaspettato, visto che non aveva piovuto né sembrava avere intenzione di farlo.  

Guidate dai ragazzi, che mostrano sempre la loro maestria nel notare le cose più speciali, abbiamo aperto la bocca in un’esclamazione infantile di sorpresa, e i nostri discorsi tesi si sono depositati lì, alleggeriti e planati come foglie in autunno, di fronte a quell’inatteso spettacolo. Tutto ha assunto una luce diversauna connotazione magica che, a partire da un effetto ottico, ha determinato un cambiamento emotivo, che ha alleggerito d’un tratto la consistenza dell’atmosfera. Come ottenere così tanto da così poco.  

Da questo episodio, mi torna spesso in mente la frase attribuita a Charlie Chaplin “Non vedrai mai un arcobaleno se guardi verso il basso“ 

Quante volte, perse nei nostri pensieri e nelle nostre preoccupazioni, guardiamo i nostri piedi o appena più avanti di noi, per non inciampare o anche senza veramente vedere quello che calpestiamo. Qualunque distrazione è avvertita come una sgradita interferenza, e così abbassiamo gli occhi e restringiamo la mente, intente a continuare a girovagarci intorno e chissà quanto lontano da noi stesse. Eppure, lassù da qualche parte, potrebbe esserci quell’arcobaleno che ci dice che il mondo vive e si trasforma sempre e comunque, anche nei modi più inattesi, e che mentre noi siamo lì, magari chiuse nelle nostre elucubrazioni, potrebbe essere utile guardare oltre, dandoci la possibilità di scoprire, se c’è, una via colorata che ci offre una visione diversa e chissà, forse la soluzione giusta per noi. 

Nella mitologia greca, Iris o Iride, era la personificazione dell’arcobaleno che unisce il Cielo alla Terra. Fanciulla dai piedi veloci come il vento e con ali di tutti e sette i colori dell’arcobaleno, trasmetteva i messaggi degli dei, in particolare quelli di Zeus e di sua moglie Hera, agli altri dei o agli uomini. Quando scendeva sulla terra per portare i suoi messaggi, l’arcobaleno segnava il suo percorso. 

Per questo mi piace pensare che l’arcobaleno, che accogliamo sempre con meraviglia e sollievo quando appare dopo il temporale, può essere, proprio nel suo apparire improvviso, come a dire “a ciel sereno”, anche il simbolo di quell’intuizione quasi divina che può aiutarci a tirarci fuori dai guai o ci fa cogliere le cose in maniera diversa,  veicolo di una speranza che lenisce le nostre preoccupazioni, o anche semplicemente una manifestazione di incantevole bellezza, che ci distoglie un attimo dai nostri pensieri, ricongiungendoci a noi e dandoci respiro. 

Ma per vederlo, l’arcobaleno, bisogna alzare lo sguardo. 

Livia 

Secondo la poetessa Luciana Landolfi, già solo il gesto fisico di guardare verso l’alto, magari tendendo in su le braccia, può contribuire a migliorare il nostro umore. In questo esercizio che ti proponiamo, ti invitiamo a sperimentarlo, semplicemente, alzando volto e braccia verso il cielo, quando senti di essere molto presa da un argomento difficile, e a percepire ciò che ti arriva, nel respiro e nel cuore. Lasciati cogliere dalle emozioni, anche la tristezza o la rabbia, e magari riporta la tua esperienza sul tuo Quaderno del ricamo. 

 

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