Il potere dei profumi sul nostro benessere

 

Qualche settimana fa ho scoperto che una mia collega, Maria Cristina, realizza prodotti cosmetici e per la cura della bellezza, tra i quali l’oleolito di iperico. Per me, l’oleolito di iperico è sempre stato l’ogghiu abbelicu (in dialetto siciliano), più volte nominato da mio fratello che lo usa per lenire le ferite e le screpolature alle mani, esposte costantemente all’aria aperta e a contatto con materiali aggressivi per la pelle. Maria Cristina ed io ci siamo confrontate sulle proprietà benefiche dell’oleolito di iperico, da quella antinfiammatoria e antisettica a quella antirughe, per cui le ho chiesto di spedirmene un po’. In meno di un giorno, mi è arrivato un pacchetto. In cucina mi accingevo ad aprirlo con curiosità, senza ancora aver capito cosa fosse, mentre chattavo con una mia compagna di università che non sentivo da più di 20 anni, Michela. La dolce Michela la ricordavo sempre sorridente, poi ci siamo perse di vista, e a sorpresa mi ha scritto quel giorno. Ci siamo raccontate cosa facciamo adesso: scopro che non fa più la farmacista, come dopo la laurea, ma gestisce dei ristoranti tra la Lombardia e la Sicilia, esprimendo così la sua energia spumeggiante come una volta. Per me, ricevere notizie da Michela e ricontattare il suo spirito allegro è stato come aprire la finestra e respirare aria buona. Nel frattempo, una volta aperto il pacchetto misterioso, trovo un flacone, lo apro e mentre mi rendo conto di cosa si tratta, vengo invasa da un profumo buonissimo, fresco e al contempo potente. E questo odore inebriante dell’olio di iperico mi pervadeva mentre chattavo con Michela.

Le due cose non c’entravano nulla, almeno apparentemente, se non per il fatto di essermi arrivate insieme a sorpresa.

Salutata Michela e richiuso il flacone, mi sono messa a fare dei mestieri in casa e dopo circa 20 minuti sono tornata in cucina, dove nell’aria era rimasto ancora quel profumo., Sentendolo mi è riapparsa nella mente l’immagine di Michela… quel profumo mi è entrato nelle cellule, è penetrato nella mia memoria e ora mi dice qualcosa che va oltre l’odore in sé: mi riconduce ad un’esperienza fresca e leggera, quella in cui mi relazionavo con una persona che ricordavo piacevolmente.

Così funzionano gli odori: arrivano nella parte più antica del nostro cervello e creano connessioni essenziali con qualcosa di importante, sia quando lo viviamo come buono, sia quando lo viviamo come cattivo. L’odore stimola una parte antichissima del nostro organismo, il senso dell’olfatto, che gli animali hanno sviluppato centinaia di milioni di anni fa per sopravvivere, per distinguere il cibo commestibile da quello velenoso, e per identificare il predatore da cui scappare. Con l’evoluzione, l’olfatto è stato perfezionato per poter annusare altre cose utili alla vita: in particolare i mammiferi, che allattano i loro cuccioli e se ne prendono cura per mesi o addirittura anni, hanno affinato l’odorato per riconoscere non solo la presenza del predatore, ma anche gli individui a cui sono legati, come la mamma con il bambino, o gli altri membri nella famiglia, come il partner.

È vero, i tempi sono cambiati, e noi umani utilizziamo altri sistemi per distinguere il cibo buono da quello non buono. Ci piace anche profumarci, sebbene ciò copra il nostro odore naturale. Eppure, una memoria ancestrale ci appartiene ancora, e funziona benissimo quando serve, oltrepassando la nostra stessa volontà, come per gli odori che ci piacciono, anche per quelli che detestiamo, che, magari non sappiamo perché, ma proprio non riusciamo a tollerare. A me piace molto usare gli oli essenziali soprattutto per quei profumi che non ho a portata di mano, come quello di lavanda, che mi ricorda il viaggio in Provenza, e il neroli, che è il profumo della zagara, che mi fa porta nelle campagne di casa mia, in Sicilia. E così, mi regalo attimi di essenza, con amore.

Ti propongo di dedicarti del tempo per scrivere, sul quaderno del ricamo, un pensiero, oppure un racconto di un odore particolare che ti viene in mente: quando lo senti, dove ti porta? A cosa ti porta? A chi ti porta?

Individua l’odore che più di tutti ti rimanda ad una immagine, una persona, un episodio piacevole, gioioso, commovente e, se riesci, attrezzati per annusarlo.

Un caro saluto al profumo di mandarino

Luciana

 

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9 commenti su “Il potere dei profumi sul nostro benessere”

  1. Francesca Rampino

    Grazie Lu,
    Mi hai fatto pensare al profumo della buccia delle arance e dei mandarini che mi riportano ai dolci ricordi del Natale , quando da bambina ci riunivamo tutti insieme davanti al camino e alle luci dell’albero ad ascoltare i nonni raccontare le fiabe su Babbo Natale .
    Un dolce e profumato abbraccio
    Francy

    1. Che buono il profumo di arance e mandarini, fresco e al contempo morbido. l’essenza che si sprigiona dalle bucce ha anche delle proprietà benefiche…Ecco perché ce ne ricordiamo così , come possiamo notare anche dai tanti commenti che ci stanno arrivando. Grazie cara Francesca, Un morbido abbraccio, come quello del mandarino.

  2. Elisa Gennuso

    Il profumo di eucalipto e mentolo del Vicks Vaporub ,lo so,non è molto romantica come immagine,ma più che l’odore è il ricordo che quel profumo mi fa rivivere….la febbre,la tosse insistente e stizzosa che caratterizzava i periodi invernali,e più di tutto la mano e la carezza della mia mamma che massaggiava quell’ unguento con delicatezza sul mio petto fino quasi a farlo penetrare nel mio cuore.Io mi addormentavo coccolata da quella dolce poesia.

    1. Wow, come dimenticare quel tipico profumo di infanzia…che a me fa risentire la pressione del massaggio, delle mani di mia madre che massaggiava tanto il mio petto e le mie spalle. Anche se il nome puo’ non sembrare romantico, l’effetto è amorevole.

  3. Per me i profumi creano come delle stanze in cui sono contenute le immagini dei ricordi e tutte le volte che un determinato profumo arriva al mio naso accende all’istante i colori di quelle immagini a cui io lo associo. Ad esempio il profumo delle matite colorate mi ricorda i primi giorni di scuola e provo calore al petto.
    Il profumo del soffritto di cipolla mi ricorda la mia mamma che cucinava e provo una tenera nostalgia.
    Ma c’è un profumo che amo più di ogni altro, ma non riesco ad associare ad un’immagine in particolare, è il profumo della legna che brucia. Fa scattare qualcosa nel mio animo che mi mette quiete e dà una nota antica e piacevole al mio presente e io adoro questa sensazione. Chissà cosa richiama. Potrei andare avanti ore a raccontare dei mie profumi-stanze dove mi piace entrare.

    1. Quello della legna che brucia…chissà perchè, dal nord e dal sud, dal mare e dalle montagne, riesce a prenderci senza discriminazione. quando ho letto il messaggio mi sono venute in mente le immagine del fucuneddu, la brace per arrostire i peperoni e poi l’attesa davanti al camino, che noi abbiamo avuto la “fortuna” di avere in un luogo e in un periodo in cui questo non era così diffuso.

  4. Sebastiano alfo

    Proprio ieri maneggiando un mandarino, dicevo a mia moglie : l’odore del mandarino mi ricorda un mio zio che faceca il guardiano a un giardino e quando tornava portava dei mandarini che mi inebriavano dall’odore … parliamo di oltre 50anni fa … . Vero, a me molti odori mi portano indietro nel tempo .

    1. I profumi rinforzano i legami, li tengono vivi oltre il passare del tempo. La loro forza non sbiadisce, come succede alle foto, ma resta energica nel nostro ricordo…Mentre consciamente sappiamo a chi e a cosa associarli, essi agiscono con anche più forza inconsciamente, mantenendo intatta una rete stabile e inestinguibile. Grazie per questo bel messaggio.

  5. Come ha perfettamente descritto Stefania, i profumi creano delle stanze dove sono racchiusi ricordi legati a determinate situazioni vissute. Io, come tutti, ho costruito tante di quelle stanze,direi un condominio. Fra i tanti il gelsomino mi dà le immagini ed emozioni molto chiare e intense.Ce n’è uno molto forte, forse perché ha un odore molto intenso, che mi fa rivivere tutto un pomeriggio quasi estivo vissuto in un campo.Vedo e sento me seduta in mezzo a un campo coperto di margherite gialle, quelle che crescono nel mese di Maggio e che noi chiamiamo Mai, con cui , con ago e filo, confezionato la mia collana, la coroncina e il bracciale. Ricordo benissimo tutto ciò che mi circondava, i miei zii che mi avevano portato con sé sulla lambretta, la casetta in pietra dove lo zio pernottava perché faceva il guardiano in quel giardino, la zia che lavava i panni nella gebbia e tanto altro ancora, soprattutto il colore del sole.

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