Il mandala: così antico così attuale, così rilassante così profondo

La parola mandala, oggi di moda, ha origini antiche in diverse culture. Può essere realizzato con materiali e colori diversi per creare figure variegate: dai pennarelli alla sabbia colorata, da sassolini e foglie e fiori a vetri variopinti, e così via.

La tipica forma circolare del mandala richiama immagini, cose e significati che hanno a che fare con la nostra esistenza, la nostra quotidianità e al contempo la nostra origine: troviamo tale forma nei pianeti e nelle stelle, in molte cellule e nel loro nucleo, dove sono contenute le informazioni genetiche. È circolare la forma dell’abbraccio, così come l’immagine dell’accoglienza. Sono circolari la forma a spirale che vediamo nell’universo e molti elementi della natura come i gusci delle chiocciole, la disposizione dei petali nei fiori, la forma spontanea che assume la goccia d’acqua e così via.

Troviamo il cerchio come simbolo di unione tra le persone radunate attorno al fuoco; lo possiamo immaginare nella rappresentazione dei cicli, che si ripetono incessantemente senza un inizio e senza una fine: il ciclo lunare, quello mestruale, quello delle stagioni e quello della vita stessa. I disegni spontanei dei bambini piccoli contengono molte forme circolari, così come le incisioni rupestri dei primitivi.

Anche se di solito li associamo a culture orientali, i mandala si trovano in diverse popolazioni in tutto il mondo. Lo psicoterapeuta Carl Gustav Jung dedicò venti anni di studio silenzioso e appassionato al significato dei mandala. Egli trovò che essi rappresentano l’archetipo dell’ordine naturale e dell’armonia universale, e decise di utilizzarli come strumento di interpretazione dell’inconscio nel suo percorso terapeutico.

Nelle culture tradizionali, i mandala sono utilizzati per aiutare l’individuo a raggiungere la consapevolezza del proprio posto nel Mondo. Tutti i mandala, di diverse culture e periodi storici, rappresentano piani spirituali di realtà, e permettono di entrare in contatto con l’essenza, la parte più profonda di se stessi. Per esempio, nel buddhismo tibetano rappresentano una mappa delle sacre dimore di divinità.

Un famoso rito tibetano prevede la creazione, con l’impegno di giorni e giorni di lavoro, di mandala di sabbia molto elaborati, che poi vengono spazzati via. Parte delle finalità di questo rituale è la rappresentazione dell’impermanenza della vita e della nostra condizione incarnata, ossia, aiuta a ricordare che nulla resta immutato, tutto cambia e tutto muore, per lasciare spazio al nuovo che nasce. Inoltre, i monaci credono che l’energia accumulata attraverso questa pratica spirituale rilasci abbondanza nell’universo. Inoltre, gettando la sabbia, al termine del rito, in un fiume o nel mare, questa abbondanza potrà raggiungere e dare beneficio a tutto il mondo.

Alcuni mandala illustrano gli ostacoli da superare nello sviluppo della saggezza e della compassione, e sono rappresentati spesso in forma di demoni spaventosi.

Anche nella nostra cultura europea abbiamo delle strutture, tipiche dell’architettura medievale, che richiamano i mandala: sono i rosoni, le finestre circolari, istoriate, spesso con vetri colorati, che si trovano sulla facciata delle chiese romaniche e gotiche. Come il mandala, il rosone è considerato, da alcuni, un mezzo sacro per entrare in contatto con il divino, grazie alla rappresentazione di immagini simboliche che costituiscono un ponte fra la terra e il cielo, fra l’uomo e il divino, tra la materia e lo spirito. L’uomo può così passare dal proprio microcosmo al macrocosmo universale, sentendosi parte di un Creato accogliente e onnicomprensivo, rappresentato proprio dalla forma del cerchio, che, in molte culture, è simbolo dell’universo, di eternità e dell’eterno divenire.

Inoltre, possiamo trovare richiami ai mandala anche nei centrini realizzati dalle abili mani delle donne che si rilassano con le loro creazioni ad uncinetto.

Oggigiorno i mandala fanno parte della conoscenza comune, come strumento di accesso a parti di noi troppo spesso soffocate da mille incombenze. Frequentemente sono usati come immagini da disegnare e colorare per rilassarsi. La pratica di disegnare, colorare un mandala può consentire alla mente di prendersi una pausa dai pensieri quotidiani, dalle ansie e dalle preoccupazioni, ma non solo: attiva anche la parte creativa del cervello, entrando in contatto con se stessi e consentendo il sorgere di nuove idee e una maggiore motivazione ad affrontare le sfide della vita.

Se desideri dedicare un’oretta a te stessa, puoi stampare da internet un mandala da colorare o realizzarne uno tutto tuo. È molto semplice! Se vuoi sapere come fare scrivilo nei commenti e ti daremo qualche dritta ad hoc.

 

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7 commenti su “Il mandala: così antico così attuale, così rilassante così profondo”

  1. 🙏 bellissima descrizione di un universo interiore spostato all’esterno. Ottimo lavoro ed ottime descrizioni. Ho rivalutato i vecchi centrini di mamma ed ho compreso molte cose che prima erano solo sensazioni.

    1. Cara Patrizia,
      in effetti il mandala e la modalità di farlo, anche nella ripetitività dei suoi ghirigori,si trova anche nella nostra cultura. Ce ne siamo un po’ dimenticati anche per via della vita che facciamo, ma nulla è perduto. Basta poco per riscoprire questa grande risorsa di benessere e conoscenza del sè :-). Un tondo abbraccio a te 😀

  2. mariarita sciortino

    Meravigliosa suggestione! In effetti non avevo collegato la presenza dei mandala in rosoni e centrini ma è esattamente questo
    Interessante anche lo spunto di Jung
    Mi do da fare per un mandala
    Grazie 🙂

    1. Cara Mariarita,
      quando prendiamo il gusto di osservare oltre l’apparenza e la superficialità che ci accompagna nelle nostre giornate frenetiche, troviamo un mondo di bellezza che pure è a portata di mano. Resta in ascolto e faremo qualcosa insieme 🙂

  3. Rosella Maria Magni

    Il mandala è la mia capacità di scoprire sempre più il mio spazio interiore, osservandolo senza aspettative e pregiudizi. Con la sola intenzione di scoprirmi ogni volta nuova a me stessa.

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