Il lavoro a maglia come strumento di pace collettiva

 

Il lavoro a maglia… anche se non lo pratichiamo, ha il potere di riportarci indietro nel tempo, quando nonna, zia o mamma brigavano con lana, gomitoli, ferri, uncinetto. Il tintinnio dei ferri mentre si sferruzza, il filo che si srotola sul pavimento, magari con il gatto che ne approfitta per giocarci un po’, i nodi che ogni tanto si formano e che chiedono tanta pazienza per essere sciolti…per realizzare delle trame che sono metafora di racconti, di storie, della nostra vita.

Il lavoro a maglia ha origini molto antiche, generate da bisogni, come mangiare e coprirsi. Nella storia, le donne sono state più frequentemente coinvolte in queste attività per soddisfare esigenze economiche, sociali, politiche, ma anche mode, consuetudini, tradizioni.

I tempi sono in parte cambiati…. Da un lato sembra che lo sferruzzare sia passato di moda, dall’altro possiamo scoprire un movimento silenzioso ma potente di creatività. Nel frattempo, tra i cambiamenti più importanti degli ultimi decenni, possiamo riconoscere una crescente consapevolezza della donna verso il proprio valore, una maggiore energia che, se da una parte sembra alimentare insofferenza verso determinate situazioni prima vissute a testa bassa, dall’altra mostra un ribollire di desiderio, di creatività che non riesce più a restare nascosta, pacifica ma decisa, morbida e rotonda, ma robusta allo stesso tempo.

Anche se non ancora ben visibile a chiunque per via del suo agire apparentemente pacato, chi vuole può scorgere questo movimento creativo come un flusso che cresce allo stesso modo di un grande albero: mette radici attraverso la consapevolezza, genera un tronco forte e robusto determinato dall’unione delle intuizioni e della creatività, ramifica in diverse organizzazioni dalle quali spuntano foglie, germogliano fiori e maturano frutti ricchi di semi fecondi.

Tra i movimenti già attivi abbiamo il piacere di conoscere “Viva Vittoria”, un’iniziativa di volontariato, un’opera relazionale condivisa che nasceva a Brescia nel 2015, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne (25 novembre), quando spontaneamente alcune donne hanno ricoperto piazza Vittoria con circa 15.000 quadrati realizzati a maglia. L’entusiasmo ha fatto sì che l’iniziativa si diffondesse in altre città d’Italia, grazie all’effetto contagioso tipico dell’energia femminile. Nel 2021 stanno aderendo Milano, Empoli e Bologna (www.vivavittoria.it).

Il progetto Viva Vittoria nasce per sensibilizzare la società verso il tema della violenza sulle donne, oggi un fenomeno sempre più preoccupante e diffuso, ma spesso nascosto, visto che quelli di cui veniamo a conoscenza sono principalmente i fatti più gravi, che emergono alla ribalta della cronaca nera.  

Come specificato anche sul sito di Viva Vittoria, la presa di coscienza è l’origine del cambiamento. Nel momento in cui ogni donna acquisisce consapevolezza del proprio valore e di poter decidere della propria vita, ne diventa automaticamente artefice, in grado di produrre un cambiamento in se stessa e nella società.

Come strumento per concretizzare questo progetto è stato scelto il fare a maglia, metafora di creazione e sviluppo di se stesse. Tutti possiamo partecipare a questo progetto: possiamo organizzare un’esposizione nella nostra città, oppure possiamo preparare uno o più quadrati da aggiungere a quelli di tante altre sferruzzatrici per tappezzare le piazze delle città già operative. I quadrati devono avere dimensioni di 50 cm per lato, possono essere di uno o più colori, di lana o altro filato, nuovo o riciclato. I quadrati verranno cuciti con del filo rosso, simbolo di unione tra le donne, per realizzare delle coperte che saranno oggetto di una raccolta fondi il cui ricavato verrà utilizzato per sostenere associazioni che si occupano di sostegno e cura di donne maltrattate.

Se vuoi partecipare anche tu, dovunque ti trovi, mandaci un messaggio e ti aiuteremo ad organizzarti per consegnare il tuo contributo. Abbiamo tempo per consegnare dei quadrati fino al 14 febbraio!

 

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1 commento su “Il lavoro a maglia come strumento di pace collettiva”

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