Da grande farò ciò che fa per me perché io lo desidero!

Come dico sempre io: c’è chi nasce con la camicia e chi nasce con la matita, io sono indubbiamente quella con la matita. Ricordo benissimo il mio primo quaderno a quadretti, non andavo ancora a scuola, ma quella prima pagina bella pulita, dritta e piatta la riempii di sghiribizzi dal primo quadratino fino all’ultimo. Il disegno non è la mia passione, è una necessità. Con la consapevolezza di oggi, comprendo che quello fu il mio primo quaderno del ricamo dell’anima.

Ho seguito studi artistici, ma poi la vita mi ha portata altrove, di qua e di là alla ricerca della mia identità. E cerca su e cerca giù mi son ritrovata a fare i lavori più disparati, quando ad un certo punto ho deciso di prendere in mano ciò per cui avevo studiato, ovvero oreficeria, e usarlo per trovare una mia strada. Quindi entrai a lavorare in una gioielleria e poi in un’altra e poi ancora un’altra. Ma in tutto questo rimbalzare una vocina dentro, a dire il vero anche le voci degli altri che mi vedevano saltuariamente disegnare, mi diceva che io avrei dovuto lavorare disegnando. Lavorare disegnando? Era il mio sogno nel cassetto, quel sogno nascosto nel cassetto proprio di fianco a quelle mutande nuove che le compri e le conservi perché non si sa mai che venga il dottore a visitarti d’urgenza.

Ad un certo punto cominciai ad averne abbastanza di quel lavoro in gioielleria. Anzi, iniziai ad odiarlo proprio. Ma niente accade per caso…Correva il mese di luglio del 2009, piena crisi economica, tanta gente in cassa integrazione, infelicità generale, ma sfidando tutto dentro di me decisi che non volevo più lavorare in quel posto. Basta! Decisi con forza che prima che arrivasse Natale avrei cambiato lavoro (uso darmi delle scadenze quando devo risolvere una questione…spinosa). Lo decisi con una determinazione tale che mi sentivo pronta ad esplodere tanta era l’energia che avevo. Ma c’era un piccolo problema: non mandavo curricula in giro. Avevo un contratto a tempo indeterminato e un affitto da pagare, quindi avevo paura e stavo comoda. Però, nel mio intimo, la decisione di cambiare era forte e precisa.

Eh già, quando dentro di noi decidiamo con forza di percorrere una strada succede che la vita si avvia verso quella direzione. E lo fa con molta più fantasia di noi. Il 15 settembre 2009 mi licenziarono in tronco, il motivo era la fatidica crisi. Ero disperata? No! Ero impaurita? Neanche. Ero angosciata? Giammai! La prima cosa che pensai fu che questo “problema” era la mia occasione: non poteva essere successo per caso. Era stata la mia ferma decisione a portarmi la giusta occasione.

Quindi andai a casa, rifeci ordine nella mia testa e cominciai a prendere in mano la mia vita. Cosa volevo fare? Dove volevo andare? Come potevo fare? A queste domande c’era una sola risposta e cioè che volevo disegnare libri per bambini e farlo diventare anche il mio lavoro. Quindi da lì son partita, mi sono reinventata e, con tanta pazienza e tenacia, affrontai i freni che mi arrivavano da chi mi diceva che non ce l’avrei fatta e dalla mia paura di non essere all’altezza. Un passo alla volta, decisa a cogliere il meglio di quella sfida, con coraggio e fiducia non ho mollato…ho tremato spesso, ma non ho perso di vista il mio obiettivoCosì adesso disegno libri per bambini!

Sono mamma ”attiva” da sette mesi e il mio bebè assorbe tutte le mie giornate: di certo non avrò più tante ore da dedicare al lavoro e sto cercando di capire quante e come organizzarle. L’unico aiuto che ho è la presenza pomeridiana del papà; al momento sono indecisa se fermarmi un paio di anni o provare a trovare una modalità alternativa più confacente al mio attuale stile di vita, anche se la cosa mi mette una certa ansia, che sento stimolante per me.

In tutto ciò, mi sono accorta che anche in questi mesi la mia mano non si è mai fermata completamente: disegnare o anche scarabocchiare sul mio quaderno mi serve per rilassarmi e staccarmi dalle ansie di mamma e dare ritmo alla routine di pannolini e sonnellini.

Il punto migliore di tutto questo è che ho grande fiducia nel futuro, non so ancora cosa farò da grande, ma sento che farò ciò che fa per me perché questo è il mio desiderio!

 

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2 commenti su “Da grande farò ciò che fa per me perché io lo desidero!”

  1. Bellissima storia , non volevi più lavorare in gioielleria per il desiderio è la consapevolezza di disegnare storie per bambini ed che arriva il licenziamento che è stato la tua meravigliosa opportunità e ora fai ciò che avevi e hai dentro !!! Meraviglioso !!!
    Il lavoro che svolgo è meraviglioso ma sono molto stanca , molto del dolore che , in questo periodo della mia vita , la fa da padrone , ma niente compassione … è la vita . Di sicuro voglio poter dare sempre il meglio per il lavoro che faccio con passione da circa 25 anni , ma ora ho la priorità di dirigere le mie ( poche ) forze verso me stessa rispettando la mia situazione fisica ( senza attaccarmi da sola ) e dedicare più tempo al mio amatissimo figlio

    1. Cara Rosa, grazie per il tuo commento, come prima cosa posso affermare con certezza che i figli non sono così scontati come si può credere. Il mio bebè è un bambino “arcobaleno” e mi ha ridato il respiro. Il tempo dedicato a loro è fondamentale e prezioso e tu scrivi una cosa importantissima quando dici di dedicare più tempo a tuo figlio. Il dover lavorare ci mette davanti ad una grande sfida, però con coraggio portiamo avanti sempre tutto con orgoglio di donnne, che come dici tu danno il massimo, e son sicura che anche per te è così. Anche se spesso ci troviamo combattute di fronte al dover capire su cosa mettere le nostre priorità. Ma io negli anni ho capito che siamo noi stesse a dover pretendere da noi medesime il massimo rispetto e la massima cura per la nostra persona, che è quella che ci accompagnerà per tutta la vita e che se è capace di coccolarsi allora sarà capace di farlo anche verso gli altri, in primis i figli.
      Si può sempre ripartire da ORA!
      Un abbraccio!

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