Celebriamo la vita attraverso il ricordo e l’accettazione incondizionata di chi ci appartiene!

Se da un lato il termine Halloween è diventato di uso comune anche in Italia, per indicare il giorno dell’Ognissanti, dall’altro possiamo ricordare che, fino a qualche decennio fa, tradizionalmente si celebrava, in questo periodo, il giorno dei morti, che peraltro ha le stesse radici antiche della ricorrenza che ci arriva dall’America. Ad esempio, da ricordi di un’infanzia vissuta in Sicilia, il 2 novembre era festa per i bambini che ricevevano i doni dai parenti (nonni, zii) morti. Era abitudine passare la giornata al cimitero a contemplare, pulire e decorare la tomba con fiori e ghirlande. Le persone più anziane portavano ancora del cibo da offrire ai propri cari morti.

Un racconto che ricorda questa nostra tradizione è quello del film “Coco”, ambientato in Messico, dove è abitudine prendersi cura dei propri defunti offrendo loro cibo in un clima di festa. Un film ricco di messaggi, in particolare quello sull’importanza di accogliere e ricordare in maniera incondizionata anche chi è passato oltre.

Ne raccontiamo alcuni passaggi senza svelare i colpi di scena che potrete scoprire guardandolo. Miguel Rivera è un bambino che adora la musica. Nella sua famiglia, però, quell’arte è bandita da quando la sua trisnonna Imelda rinnegò il marito musicista, che la abbandonò insieme alla figlioletta Coco. Il piccolo Miguel è costretto a suonare la chitarra di nascosto. Nei giorni vicini al Dia de Muertos (il giorno dei morti) il ragazzo vive una serie di peripezie, generate proprio da questo attrito tra la sua passione e i rimproveri della nonna che vuole imporgli di seguire l’azienda di famiglia fondata dalla trisnonna dopo la sparizione del marito. Il ragazzo si ritrova nel regno dei morti, dove scopre che questi possono continuare ad esistere soltanto fino a che sono ricordati da qualcuno tra i vivi.

Dopo una serie di esperienze rocambolesche, Miguel riesce a fare ricongiungere il suo trisnonno quasi dimenticato con la sua famiglia: la bisnonna di Miguel, Coco, affetta da demenza senile in stadio avanzato, ascolta con lo spirito di bambina la canzone che le aveva dedicato il suo papà da piccola, dal titolo “ricordami”, permettendo così un ricongiungimento incondizionato necessario al rifluire dell’amore e dell’armonia in famiglia.

Il messaggio principale di questo film, ha proprio a che fare con il primo ordine dell’amore individuato da Bert Hellinger, fondatore delle costellazioni familiari, il quale riconosce che in un sistema come la famiglia ogni membro ha diritto di farvi parte: nessuno ne può esserne escluso, per alcun motivo.

Un altro messaggio interessante del film ci arriva dal ruolo di Miguel, che rappresenta lo spirito libero di chi vuole perseguire la propria passione superando i vincoli di fedeltà che, stabiliti in buona coscienza e con senso di giustizia, gli impedivano di vivere la bellezza e l’amore per la musica. Miguel, la pecora nera, va fuori binario; facendo ciò, induce una destrutturazione delle basi e delle imposizioni sulle quali vive la sua famiglia chela conducono verso un’esclusione inevitabilmente non salutare.

Un ultimo pensiero lo dedichiamo al fatto che la famiglia protagonista del film è di stampo matriarcale: una donna furente per il tradimento attribuito al marito, Imelda, prende in mano le redini e impone un nuovo sistema in famiglia. La rabbia femminile prosegue nelle generazioni, come possiamo riscontrare anche nella severità e aggressività della nonna di Miguel che gli impedisce di suonare. In questo ambiente, soltanto Coco, tornata come bambina per via della sua demenza, disarmata, pacifica e accogliente, può rincontrare il suo papà con quell’amore incondizionato che fu interrotto, e che oggi può finalmente tornare a fluire spegnendo il fuoco del rancore che alimentava esclusione e disaccordi.

E così, con leggerezza e amore, auguriamo buon ricongiungimento con i nostri cari che ci aspettano di là, mentre noi restiamo ancora un po’ qua.

 

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