Abbondanza, pace e armonia regnavano nelle civiltà in cui maschile e femminile erano in equilibrio

A scuola ci hanno insegnato che la culla della civiltà è stata la Mesopotamia dei Sumeri, vi ricordate? È tuttavia scoperta di qualche decennio fa che alcuni popoli ancora più antichi che si trovavano in alcune zone dell’attuale Europa, avevano ai tempi già raggiunto elevati livelli di civiltà. Dai reperti archeologici risulta che vivevano in pace, abbondanza e armonia, senza armi da combattimento né fortificazioni.

Invasioni, dominazioni, e guerre arrivarono più tardi.

Questi antichi popoli adoravano la Dea Madre, o Grande Dea, identificata con la Terra stessa, di cui sono retaggio antichissime statuette che simboleggiavano l’abbondanza mettendo in evidenza tratti tipici della fertilità (genitali) del nutrimento (seni) e dell’accoglienza (rotondità e morbidezza). Le genti riconoscevano alla Dea Madre il potere della creazione e della distruzione come parti dei processi naturali che si sono sempre alternati in un ciclo vitale costante e necessario.  Accogliendo questi due aspetti come elementi di pari valore, fondamentali per la vita, evidenziati anche nel messaggio sul film Oceania, queste antiche popolazioni non sentivano il bisogno di opporsi, combattendoli, ai processi naturali.

Sulla base di quanto scoperto, possiamo immaginare che nelle civiltà preistoriche, fino a circa il 3500 a.C., le persone vivevano nel rispetto reciproco tra le persone e dei ruoli che occupavano in relazione agli altri membri della famiglia e della comunità. Ciò era reso possibile dall’osservanza dell’equilibrio tra il femminile e il maschile presenti in ciascun individuo. Infatti, come anche studi recenti confermano, l’uomo non è solo maschio, e la donna non è solo femmina: in ognuno esiste un equilibrio delicato tra animus (parte maschile) e anima (parte femminile), per dirla con Jung, regolato biologicamente da una bilancia ormonale che induce le persone a manifestarsi generalmente secondo il loro sesso e a cercare il completamento di sé nell’altro sesso.

Poi arrivarono le invasioni di società guerriere provenienti da steppe a nord-est, i cosiddetti indoeuropei, guidati da uomini che usavano la violenza per dominare ed esercitare il loro potere su territori e genti. Questi dominatori imposero anche nuovi costumi e nuove credenze, sostituendo man mano la Dea Madre con una divinità maschile preponderante e altre divinità, tra cui quelle femminili, in subordine. Troviamo infatti che le civiltà dell’antica Grecia, per proseguire con quelle dell’impero Romano, ponevano a capo il potente Zeus (Giove per i romani), padre degli dei, e a seguire i suoi figli e figlie, fratelli e sorelle con minor potere, moglie e addirittura amanti. *

Questa veloce storia della nostra antica civiltà ci aiuta a riflettere su una forte eredità culturale e sociale che ci appartiene e che si basa ancora, nonostante i tanti progressi raggiunti nel tempo, su una radicata mentalità patriarcale. Ciascuno di noi può trovarne tracce anche nel quotidiano, che condizionano azioni, decisioni, pensieri e addirittura il nostro benessere. Infatti, in maniera più o meno esplicita, noi donne viviamo un po’ in secondo piano rispetto al maschile (es. facendo lavori organizzati secondo modelli maschili), o tenendo il maschile come riferimento di crescita sociale (es. la donna “con le palle”). Gli uomini d’altro canto hanno dovuto imparare a negare parti di sé, se ritenute tipiche dei deboli, da femminucce.

Cosa ci importa di sapere tutto questo? Innanzitutto per riflettere sull’importanza e sull’opportunità, oggi, di partire da questa consapevolezza per generare un nuovo pensiero che si basi sul riconoscimento individuale e collettivo del maschile e del femminile come parti imprescindibili e di pari valore l’una rispetto all’altra. In tal modo potremo avviare nuovi flussi energetici che contribuiranno a renderci più liberi di essere noi stessi, uomini e donne, così da vivere con maggiore serenità e benessere.

Per questo sentiamo che una società più pacifica, equilibrata e giusta a cui oggi tutti aspiriamo non è una meta impossibile, come alcuni tendono a dire rassegnati, ma un bisogno dal quale formulare il più grande desiderio collettivo. Il nostro potenziale più primigenio, che si manifesta con la creatività e l’accoglienza che ereditiamo, tutti, dalla Dea Madre, rappresenta la base da cui partire per la nascita di questa nuova società.

*Tra i maggiori studiosi che ci portano queste informazioni ricordiamo l’archeologa Marija Gimbutas

 

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